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Gramsci e la rivoluzione necessaria

Gramsci e la rivoluzione necessaria

Autore: Raul Mordenti

ISBN13: 9788864730523

Anno pubblicazione: 2011

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Formato 15x21 cm., 208 pagine.

[...] Ci sono nella storia della cultura politica numerosi precedenti di processi di demonizzazione spinta fino alla contumelia e al dileggio, cioè tentativi di distruzione intenzionale e sistematica di una tradizione politico-culturale; quello che costituisce però un unicum assoluto è il fatto che nel caso della tradizione gramsciana e comunista tale operazione distruttiva venga compiuta in prima persona da coloro che potrebbero definirsi come gli eredi diretti di quella tradizione. Insomma non è certo Andreotti a portare fino in fondo la critica alle malefatte della Dc, e non è Intini a dire tutto il male possibile di Bettino Craxi, e meno che mai è Fini a fare rivelazioni scioccanti sui crimini di Salò o sul golpismo fascista degli anni sessanta- settanta; sono invece spesso degli ex comunisti a spingere l’autocritica verso il passato del Pci fino alla falsificazione storica e alla calunnia. Costoro somigliano cosí al personaggio di una storiella di Totò, il quale si ostinava a ridere mentre uno sconosciuto lo picchiava selvaggiamente insultandolo e chiamandolo «Pasquale». Alla domanda perché ridesse tanto nonostante le botte che riceveva, la risposta era: «Tanto io mica so’ Pasquale!». Ma i cazzotti sono veri, e possono fare molto male. [...]

[...] La paradossale attualità di Gramsci consiste nel suo essere sconfitto, cioè nel fatto che (esattamente come noi) egli ragiona a partire da una sconfitta. [...] La sconfitta non sopprime affatto, ma ridetermina e ridefinisce, il problema della rivoluzione (e lo sposta in avanti). [...] Si tratta dunque di usare Gramsci, non solo di citarlo. Non ultimo dei paradossi che segnano la storia della ricezione di Gramsci (che in gran parte coincide con la storia del pensiero politico comunista in Italia) è che un tale autore sia fra i piú citati della nostra recente storia culturale, ma sia anche al tempo stesso fra quelli meno utilizzati. Gramsci è infatti rimasto – a ben vedere – un pensatore le cui tematiche e il cui stile di ricerca non hanno dato luogo, in effetti, a nessuna vera prosecuzione. [...]
(Dalla nota dell’autore)

INDICE

7 Nota dell’autore
1. Gramsci era comunista
1.1. Le letture di Gramsci nell’epoca del berlusconismo, p. 13 – 1.2. Come noi possiamo/dobbiamo leggere Gramsci, p. 24 – 1.3. Gramsci riletto dai «Cultural studies», p. 30 – Omaggio doveroso a Giorgio Baratta, p. 32 – Tre «gramscisti» nel mondo (fra gli/le altri/e), p. 36 – Un «secondo ritorno» di Gramsci, p. 41

2. La rivoluzione necessaria
2.1. Gramsci, come noi, ragiona a partire da una sconfitta, p. 43 – 2.2. La trama fondamentale del concetto di rivoluzione in Gramsci, 47 – 2.3. Il «problema di Gramsci», intellettuali ed egemonia, 58 – 2.4. Dialettica e democrazia, p. 72 – La dialettica, p. 73 – La dialettica, l’egemonia e il problema dello Stato, p. 77 – La dialettica e il problema degli intellettuali, p. 79 – La «soggettività complessa», p. 86 – Il partito (oltre il «Che fare?» di Lenin), p. 88

3. Gramsci, Togliatti e i pronipotini di padre Bresciani
3.1. La pubblicazione dei «Quaderni», il capolavoro egemonico di Togliatti, p. 94 – 3.2. Ci fu censura dei «Quaderni?», p. 101 – 3.3. Sraffa- Tania-Gramsci oppure Togliatti-Sraffa-Tania-Gramsci?, p. 106 – 3.4. Il Gramsci di Togliatti, ovvero l’egemonia in atto, p. 110 – Una politica relativamente isolata nel Pci, p. 112 – Il «Politecnico» come nuovo Gobetti, p. 118 – L’apparato egemonico, p. 129 – 3.5. Il «neobrescianesimo», p. 132 – 3.6. Montanelli: «Togliatti non mosse un dito e anzi ostacolò il trasferimento a Mosca di Gramsci», p. 135 – 3.7. Gramsci liberale, p. 137 – 3.8. Gramsci trotzkista, p. 140 – 3.9. Una «strana lettera» (e un «processo» staliniano ancora piú strano), p. 152 – Dallo «scoop» per il «Corriere della sera», p. 152 – …al saggio per «Studi storici», p. 155 – La «strana lettera», l’accusa, p. 157 – Il processo, p. 160 – La sentenza, p. 171

4. La scrittura della rivoluzione
4.1. Il problema, p. 173 – Le forme, p. 173 – I generi, p. 174 – La stratificazione della scrittura, p. 176 – 4.2. I «Quaderni» come «opera mondo», p. 177 – 4.3. L’incompiutezza necessaria, p. 184 – 4.4. Gramsci post-moderno?, p. 187 – 4.5. La totalità necessaria, p. 189 – 4.6. La dialettica fra progetto e scrittura, l’antidogmatismo, p. 191

195 Bibliografia

204 Indice dei nomi

 

Raul Mordenti (1947) è professore ordinario di Critica letteraria all'Università di Roma «Tor Vergata» ed è stato tra i fondatori del Partito della rifondazione comunista. Fra i suoi scritti ricordiamo i lavori sulla censura del Decameron e sulla didattica della letteratura, i volumi dedicati ai «libri di famiglia» (1985 e 2001), i saggi sulla Storia della letteratura italiana di De Sanctis (1995) e sui Quademi del carcere di Gramsci (1996) per la Letteratura italiana di Einaudi, Introduzione a Gramsci (1998), Informatica e critica dei testi (2001), La Rivoluzione (2003) e L'altra critica (2007). Dirige, con Alberto Gianquinto, la rivista on line Testo e Senso.


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