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Dialogo sull'antifascismo, il PCI e l'Italia repubblicana

Dialogo sull'antifascismo, il PCI e l'Italia repubblicana

Autore: Vittorio Foa, Aldo Natoli

ISBN13: 9788864731308

Anno pubblicazione: 2013

€19.55 €23.00

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Pagine: 304, formato 15x21 cm., stampato su carta FSC.

Il Pci, l’Italia repubblicana e la costruzione della democrazia in un paese che aveva alle spalle non solo un ventennio di dittatura fascista, ma anche i tratti oligarchici e i nodi irrisolti dell’Italia liberale, sono i temi attorno a cui si dipana la riflessione di due dei protagonisti della sinistra italiana tra guerra e dopoguerra.
In un dialogo a tutto campo si affrontano le questioni dell’antifascismo nell’Italia degli anni ’30, della “scuola” del carcere e del confino, della Resistenza e del “partito nuovo” di Togliatti, con particolare riferimento alla Roma del secondo dopoguerra: il riscatto e l’acculturazione politica delle classi popolari, che vide come soggetti i partiti della sinistra e la Cgil, le aspettative in un radicale cambiamento della società e le successive disillusioni, l’ambivalenza nella cultura politica del Pci tra identificazione con la Costituzione e mito dell’Urss, la battaglia contro il “sacco di Roma”. E ancora: il XX Congresso del Pcus e la crisi del movimento comunista internazionale, la tensione tra tradizione e rinnovamento nella strategia togliattiana, la “via italiana” al socialismo e la questione delle “riforme di struttura”, il centro-sinistra e la ripresa delle lotte operaie, la nascita di una componente di sinistra nel Pci negli anni ’60 e la formazione del gruppo del Manifesto.
Emergono qui, in un confronto di ampio respiro, il ruolo insostituibile svolto dalle forze del movimento operaio italiano nella costruzione della democrazia repubblicana, la grandezza e i limiti della storia del Pci, in un’ottica prospettica molto stimolante anche ai fini di una comprensione della crisi del nostro presente.

INDICE

Introduzione di Adolfo Pepe

Nota editoriale di Anna Foa e Claudio Natoli

Dialogo sull'antifascismo, il Pci e l'Italia repubblicana

L'antifascimo e la Resistenza

La nascita dell'Italia repubblicana e il partito nuovo

La crisi del 1956: tra continuità e rinnovamento

Il centro-sinistra e il confronto sulle riforme di struttura

La nascita della sinistra comunista e l'XI Congresso del Pci

La rivista e la formazione del gruppo del Manifesto

Epilogo

Appendice biografica

Vittorio Foa (Torino, 18 settembre 1910 - Formia, 20 ottobre 2008) è nato da una famiglia della media borghesia ebraica. Laureato in Giurisprudenza, entrò nel 1933 a far parte del gruppo di antifascisti torinesi di Giustizia e Libertà che facevano riferimento a Leone Ginzburg. Nel 1935 fu arrestato per attività antifascista e condannato dal Tribunale Speciale a sedici anni di carcere. Recluso a Regina Coeli a Roma, a Civitavecchia e a Castelfranco Emilia, fu liberato il 23 agosto 1943 ed entrò subito nella Resistenza e nel Partito d’Azione. Divenne membro del Clnai e fino alla Liberazione lavorò nella clandestinità tra Milano e Torino. Si sposò con Lisa Giua, figlia di un suo compagno di attività antifascista e di carcere, Michele Giua e sorella del suo amico Renzo Giua, caduto nel 1938 in Spagna nelle Brigate Internazionali. Nel 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente e cominciò a lavorare nella Cgil a Torino, per poi trasferirsi a Roma, dove lavorò accanto a Di Vittorio, che considerò sempre il suo maestro. Fu negli anni ’50 e ’60 segretario nazionale della Fiom e della Cgil e uno dei principali protagonisti del rinnovamento del sindacato. Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione entrò nel Psi, da cui uscì nel 1964 per entrare nel Psiup e poi nel Pdup, da cui si distaccò nel giro di breve tempo. Fu deputato per varie legislature. Nel 1970 lasciò la Cgil e si dedicò agli studi e all’insegnamento, svolgendo corsi alle Università di Modena, Camerino e Urbino. Iniziò anche una vasta attività di saggista e di scrittore con il libro La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento (Rosemberg&Sellier, 1985). Nel 1987 fu eletto senatore a Torino nelle fila della Sinistra Indipendente. Passò gli ultimi due decenni della sua vita tra Roma e Formia, scrivendo intensamente e seguendo con attenzione e coinvolgimento la vita politica. Tra i suoi libri, oltre a numerosi contributi dialogici usciti tra il 1982 e il 2008, si segnalano la pubblicazione delle lettere dal carcere sotto il titolo Lettere dalla giovinezza (1998) e la sua autobiografia Il cavallo e la torre (1991), entrambi pubblicati da Einaudi.

Aldo Natoli (Messina, 20 settembre 1913 - Roma, 8 novembre 2010), è stato medico, antifascista e dirigente del Pci. Partecipò con Bruno Sanguinetti, Lucio Lombardo Radice e Pietro Amendola al gruppo comunista romano, una delle esperienze più emblematiche del nuovo antifascismo in Italia alla fine degli anni ’30. Fu arrestato nel dicembre 1939, condannato dal Tribunale speciale e rinchiuso nel carcere di Civitavecchia. Scarcerato nel dicembre 1942, dopo il servizio militare entrò nell’estate 1943 nell’organizzazione del Pci. Partecipò alla Resistenza romana, lavorando alla redazione de l’Unità clandestina e poi ai contatti radio con le regioni liberate. Dopo la Liberazione fu segretario della Federazione di Roma e del Lazio del Pci. Nel 1948 fu eletto deputato e riconfermato al Parlamento sino alle elezioni del 1972. Consigliere comunale di Roma dal 1952 al 1969, fu capogruppo del Pci in Campidoglio. Qui condusse una battaglia contro la politica delle amministrazioni centriste e contro il “sacco di Roma” da parte delle grandi società immobiliari. Nel 1956 entrò in contrasto con la Direzione del Pci sull’invasione dell’Ungheria, pur continuando la militanza nel partito. Al Comitato centrale del Pci del novembre 1961, convocato subito dopo la rinnovata denuncia dei crimini di Stalin da parte di Chrušc ˘ëv, richiese la convocazione di un congresso straordinario. Nel 1965 partecipò a una delegazione del Pci che si recò nel Vietnam, aprendosi ai temi della rivoluzione cinese, di un nuovo internazionalismo e della lotta per la pace. Fece parte della nuova componente di sinistra che attorno a Pietro Ingrao si battè all’XI Congresso (1966) per un rinnovamento della politica del Pci. Nell’ottobre 1969, dopo l’invasione della Cecoslovacchia, fu radiato dal partito e fu tra i fondatori della rivista e del quotidiano il manifesto, per il quale curò il settore internazionale. Distaccatosi dal gruppo e poi dal giornale, si è dedicato per un ventennio ad un’intensa attività storiografica, pubblicando saggi e volumi tra cui si segnalano Sulle origini dello stalinismo (Vallecchi,1979) Antigone e il prigioniero (Editori Riuniti, 1990) e le Lettere tra Antonio Gramsci e Tania Schucht (Einaudi, 1997). Su questi temi ha svolto corsi presso l’Università di Urbino e seminari presso la Freie Universität di Berlino.


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