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Discorsi sulla felicità e sull'indole del piacere e del dolore

Discorsi sulla felicità e sull'indole del piacere e del dolore

Autore: Pietro Verri

ISBN13: 9788835950677

Anno pubblicazione: 2002

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Pagine: 138, formato 14x21 cm., con alette.

Introduzione di Lucio Villari.

La "Biblioteca del pensiero italiano" propone una rilettura delle piú significative opere della cultura nazionale nelle diverse epoche storiche. Rinnovare la conoscenza degli autori che hanno contribuito a formare i caratteri specifici dell'Italia appare infatti la strada migliore per cogliere la ricchezza attuale dell'incontro con le tradizioni e i valori letterari di altri paesi, destinato altrimenti a risolversi in una mescolanza indistinta. Tutti i volumi della collezione, che comprende testi di scienza e di filosofia, di arte e di ricerca politica e sociale, sono curati con criteri moderni e presentati da autorevoli studiosi italiani e stranieri.

"I dolori, che passano lentamente, non hanno per effetto un godimento vivo, perché il trapasso è inavvertito. Io sottoscrivo con piena convinzione questo principio del conte Verri." Cosí, a proposito del Discorso sull'indole del piacere e del dolore, si esprimeva Immanuel Kant nell'Antropologia pragmatica, cogliendo l'essenza del sottile pessimismo che pervade il testo di Pietro Verri, come pure l'altro suo saggio di filosofia morale, il Discorso sulla felicità. Ma nella ricerca dei principi della "felicità pubblica" l'analisi di Verri va oltre l'esame psicologico di sensazioni e sentimenti per diventare a sua volta una vera antropologia, fondata sulle concezioni edonistiche e utilitaristiche dell'illuminismo.

Pietro Verri (1728-1797), letterato ed economista milanese, insieme al fratello Alessandro fu il principale ispiratore della rivista "Il Caffè" (1764-66). Autore delle Considerazioni sul commercio dello stato di Milano (1761-63), entrò nel 1764 nella carriera dell'amministrazione pubblica della Lombardia asburgica, nella quale svolgerà per più di vent'anni la sua opera di riformatore. Nel 1770 diede alle stampe le importanti Meditazioni sull'economia politica e sei anni dopo le Osservazioni sulla tortura. Abbandonata nel 1786 ogni carica pubblica, nel 1796 tornerà alla vita politica, aderendo alla Repubblica da posizioni costituzionalistiche.


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