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Giacomo Matteotti. Uomo e politico

Giacomo Matteotti. Uomo e politico

Autore: Arfè Gaetano

ISBN13: 9788864731544

Anno pubblicazione: 2014

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Formato 15x21 cm., copetina con alette, 78 pagine

In occasione del 90° anniversario dell’omicidio di Giacomo Matteotti viene pubblicato, per la prima volta in volume, il saggio di Gaetano Arfè, Giacomo Matteotti uomo e politico, apparso sulla «Rivista Storica Italiana» nel 1966.

[...] Il saggio di Gaetano Arfè che riproponiamo è uno dei pochi ritratti completi della figura e dell’opera di Giacomo Matteotti. Ha il merito di rendere in modo concentrato ma esaustivo le peculiarità del Matteotti politico, l’originalità del suo socialismo, rispetto sia alla vicenda del comunismo, italiano e no, sia però anche alla tradizione del riformismo turatiano.

[...] In questa ricerca di una inedita rivoluzione in Occidente, aperta anche a intese con «ceti non proletari» e con la «borghesia più sana», Matteotti, come nota acutamente Arfè, ricorda Gramsci. La sua era una concezione politica che, non scevra di «suggestioni finalistiche», puntava ad essere alternativa sia al sovversivismo bolscevico, sia ad un gradualismo rinunciatario e che «si accontenta». [...] Per questa intransigenza, ma anche chiarezza di prospettiva politica, la mano omicida del fascismo si volse, il 10 giugno 1924, proprio contro Giacomo Matteotti e non contro personaggi magari più noti e rappresentativi del socialismo italiano, «un Maffi o un Turati» come chiosa Arfè. Il nemico più pericoloso era lui.

Si può concludere sottolineando che con il suo sacrificio certamente «nasce l’etica dell’antifascismo», quella «religione della libertà» che dette all’Italia migliore la possibilità e la dignità di resistere alla lunga notte di quanti «hanno la forza ma non la ragione».

(Dall’introduzione di Fabio Vander)

 

Gaetano Arfè, (Somma Vesuviana, 1925 – Napoli, 2007) è stato un politico, giornalista e storico italiano. Ai primi del 1943 svolge attività di collegamento tra il CLN di Sondrio e Milano e i partigiani della Valtellina ai quali si unisce nel 1944 militando in una formazione di Giustizia e Libertà fino alla Liberazione. Nel 1945 si iscrive al Partito Socialista nel quale rimarrà fino al 1985. Laureatosi in lettere e filosofia a Napoli nel 1948, si specializza in storia presso l’Istituto Italiano per gli Studi Storici presieduto da Benedetto Croce. Negli anni cinquanta, a Firenze, entra in contatto con la rivista Il Ponte e con personalità dell’antifascismo quali Romano Bilenchi, direttore del Nuovo Corriere, Delio Cantimori, Cesare Luporini, Piero Calamandrei e Tristano Codignola. Dal 1965 è libero docente di Storia contemporanea nelle Università di Bari e Salerno. Nel 1973 diviene titolare della cattedra di «Storia dei partiti e movimenti politici» presso l’Università di Firenze. Dal 1959 al 1971 è condirettore della rivista socialista Mondo Operaio, e dal 1966 diviene direttore del quotidiano socialista Avanti!, alla cui guida resterà per dieci anni. Nel 1986 lascia il partito socialista in totale disaccordo col segretario Bettino Craxi, e dà alle stampe lo scritto La questione socialista, con cui motiva la fuoruscita dal PSI.


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