La maggior parte delle donne vive ancora in condizioni precarie, di rinuncia e sacrificio, obbligata a fare scelte dolorose tra famiglia e carriera, oppure semplicemente tra famiglia e lavoro, mentre l’austerity sferra gli ultimi colpi al sistema del welfare, il solo che dovrebbe affrontare e risolvere il problema delle profonde disuguaglianze e della giustizia sociale. Una giustizia sociale che, nel caso delle donne, come di tutte le comunità più fragili, dovrebbe essere, allo stesso tempo e in un contesto globale, giustizia culturale del riconoscimento, giustizia politica della rappresentanza, giustizia economica della ridistribuzione. Solo qualche anno fa Nancy Fraser accusava i movimenti femministi di aver svolto un ruolo di ancella del neoliberismo e così facendo di aver finito con il tradire le donne. E oggi, quando il cerchio della crisi del neoliberismo sembrerebbe chiudersi con la negazione assoluta di qualsiasi principio di umanità e di umanesimo, e quindi di equità e giustizia, di libertà, di uguaglianza, di fraternità, sarebbe forse una scelta salvifica, una difficile via di uscita, seppure controcorrente, provare a controllare l’ossessione individualistica, per recuperare i valori della solidarietà, in nome di un nuovo umanesimo, che veda uomini e donne insieme protagonisti di pari dignità e opportunità, su questa terra dilaniata dai mostri inarrestabili della fame e della guerra. (dall’introduzione di Franca Ruggieri).










