L’energia dell’errore è un saggio sulla scrittura in cui la cosiddetta “energia dell’errore” è centrale nel processo creativo.
Il concetto di energia dell’errore è di Tolstoj, e con esso si intende anche il modo in cui la scrittura si genera nella mente dello scrittore. Dice Tolstoj: «Parrebbe tutto pronto per scrivere, adempiere al mio dovere terreno, ma manca solo la fede in se stessi, nell’importanza della causa, manca l’energia dell’errore». Tolstoj desiderava che gli errori non finissero. Erano le tracce della verità. Erano la ricerca del senso della vita.
Sklovskij reinterpreta ed espande la nozione tolstojana, proponendo l’“energia dell’errore” come forza propulsiva che anima il processo narrativo. L’errore non è un difetto da correggere, ma il primo abbozzo dinamico di intreccio, che evolve e si trasforma proprio nel momento stesso della stesura. Sklovskij rifiuta la forma del saggio rigido e strutturato: l’opera stessa sembra un brogliaccio, popolato di digressioni, ripetizioni e abbandoni. Questa scelta riflette perfettamente la natura dell’energia dell’errore: un’energia spontanea, non pianificata, che sgorga nel flusso creativo, permettendo allo scrittore di scoprire nuove verità e direzioni inattese, proprio come l’errore tolstojano segnala la traccia della ricerca del senso e autentica la presenza viva dell’atto della scrittura.








