Roma industriale. Tra dopoguerra e miracolo economico

Grazia Pagnotta

Roma industriale. Tra dopoguerra e miracolo economico

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In passato Roma città parassitaria e burocratica, oggi per alcuni «Roma ladrona». Per tutta la sua storia contemporanea la capitale ha dovuto fronteggiare un atteggiamento «anti-Roma» – come fu definito negli anni cinquanta – la cui essenza è sempre stata la presunta mancanza di un’industria locale.

Se questa è mancata fino agli anni venti, così non si può dire per il periodo dal fascismo in poi. Il volume attraverso una ricostruzione dettagliata del tessuto produttivo della città e della provincia per il periodo dal dopoguerra al miracolo economico, i diversi settori, le localizzazioni e alcuni casi esemplari, restituisce alla città una parte della sua storia e della sua identità sempre tralasciate.

Ciò significa restituire al tempo stesso visibilità storica agli industriali romani e al movimento operaio locale, che negli anni cinquanta si batterono per la realizzazione della zona industriale di Tor Sapienza, osteggiata dall’amministrazione capitolina, e dalla rendita fondiaria che per l’area aveva altre intenzioni.

Ma perché si sono tramandati un’immagine e un discorso pubblico di città senza industrie? Fu proprio negli anni cinquanta che si consolidò questa visione, per un’avversione del nord perpetuata da lungo tempo, per un progetto di capitale religiosa e culturale, per uno contrapposto di costruzione di una capitale industriale che per darsi forza calcava i toni sull’assenza delle fabbriche, e per la visibilità dell’intensa attività edilizia che si affermava come economia dominante nell’ambito romano.
Soltanto a metà degli anni ottanta, grazie ad iniziative dell’Unione industriali del Lazio, si cominciò a pensare Roma come una città anche industriale.


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